Provvedimento sanzionatorio per la diffusione di nominativo e residenza relativi a debito maturato nei loro confronti in esecuzione di una sentenza esecutiva con specificazione dell’ammontare.

Provvedimento sanzionatorio per la diffusione di nominativo e residenza relativi a debito  maturato nei loro confronti in esecuzione di una sentenza esecutiva con specificazione dell’ammontare.

Un ente regionale è stato sanzionato per aver diffuso sugli albi trasparenza il nominativo e la residenza di due soggetti verso i quali lo stesso ente aveva maturato dei crediti con sentenza esecutiva.

La regione si è difesa specificando che l’oggetto della pubblicazione era l’esecuzione di una sentenza civile, di cui le parti interessate non avevano richiesto la cautela di cui all’art. 52, comma 1, del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, che consente all’interessato di chiedere, per motivi legittimi, con richiesta depositata nella cancelleria o segreteria dell’ufficio che procede prima che sia definito il relativo grado di giudizio, che sia apposta a cura della medesima cancelleria o segreteria, sull’originale della sentenza o del provvedimento, un’annotazione volta a precludere, in caso di riproduzione della sentenza o provvedimento in qualsiasi forma, l’indicazione delle generalità e di altri dati identificativi del medesimo soggetto interessato riportati sulla sentenza o provvedimento.

«nel caso di debito fuori bilancio, la menzione del nominativo dei soggetti cui destinare l’impegno di spese, “è pienamente lecita” in quanto, come noto, come previsto dal Capo II, Tit. III del D. Lgs. 267/2000, per l’adozione degli impegni di spesa, è prevista non solo l’indicazione dell’importo da pagare e delle generalità del creditore, ma anche l’esplicitazione delle ragioni dell’impegno stesso (cfr., in particolare, art. 185, co. 2, [che] disciplina, per quel che quivi particolarmente interessa, le indicazioni minime che deve contenere il mandato di pagamento e, tra queste, figura espressamente alla lettera, “e) indicazione del creditore e, se si tratta di persona diversa, del soggetto tenuto a rilasciare quietanza, nonché il relativo codice fiscale o la partita IVA”, rammentando come, a ben vedere, l’ente territoriale, obbligato alla pubblicazione di quel dato, lo abbia pubblicizzato solo con nome e cognome, evitando l’inserimento del codice fiscale che, certamente, avrebbe comportato una più facile individuazione dei soggetti asseritamente lesi»

La tesi del Garante:

Le disposizioni di natura contabile contenute negli artt. 73 del d. lgs. n. 118 del 26/6//2001; 151, comma 4, e 185, comma 2 del d.lgs. n. 267 del 18/8/2000, indicano, fra l’altro, anche gli elementi che deve contenere il mandato di pagamento e servono a consentire, altresì, l’effettuazione dei dovuti controlli della magistratura contabile sui debiti fuori bilancio. Tuttavia tali articoli, anche ai fini del controllo della Corte dei Conti, non prevedono in alcun modo la diffusione online dei dati personali dei segnalanti.

Analogamente, anche se – come affermato dalla Regione – «i dati personali, oggetto della diffusione online, riguardavano l’esecuzione di una sentenza civile», non è possibile richiamare le disposizioni contenute nell’art. 52 del Codice, che non riguarda la pubblicazione degli atti dell’Ente, ma una fattispecie del tutto diversa inerente alla possibilità dell’interessato di chiedere, per motivi legittimi, l’oscuramento dei propri dati personali riportati nella sentenza in caso di riproduzione della stessa.

Si rimanda al provvedimento completo: https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9440096

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